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- Introduzione
- Bronzino, Ritratto di scultore
- Caravaggio, Canestro di frutta
- Carpaccio, Sogno di Sant'Orsola
- Cézanne, Frutta con gerani
- Dalì, La tentazione di Sant’Antonio
- Edvard Munch, Lurlo
- Giotto, Il Presepe di Greccio
- H.Flandrin, Giovane seduto
- H.Rousseau, La guerra
- Mondrian, L'albero rosso
- J. Millais, Ofelia
- Joan Mirò, Nudo
- Picasso, I saltimbanchi
- Picasso, I saltimbanchi
- W.Turner, La tempesta di neve
- Tiziano, Venere d’Urbino
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Bronzino, Ritratto di scultore
1540-1550, Parigi, Museo del Louvre
Bronzino, artista degli aristocratici, cantore dell’aristocrazia dell’arte.
Dopo aver ritratto nel 1539 Cosimo I ed Eleonora di Toledo, tra il 1540 ed il 1550, il pittore fiorentino ritrae uno scultore, un giovane sconosciuto pigmalione – si è creduto fosse Baccio Bandinelli - ripreso di tre quarti con l’espressione patetica e compiaciuta di chi assume una posa di distaccata eleganza per attestare un’identità superiore più che illustrare il senso di un’umile missione, per ostentare il proprio stato sociale più che presentare la funzione civica del suo operare.
Pur se ignoto, anzi proprio perché ignoto, il soggetto non fa
altro che riconfermare l’estrazione ‘alta’ della committenza
del Bronzino. Quel giovane è fermo, non ha ruolo, sveste i panni
della fatica, veste quelli della pigra e depressa nobiltà.
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E tanto fermo ed immobile egli appare da sembrar lui stesso
statua, fin tanto da impostare un rapporto inverso con la stessa
opera che egli abbraccia. Lo scultore diviene scultura, la
scultura s’anima della vita del suo stesso scultore. Per quanto
lo stile si impreziosisca di fine ricerca psicologica, non si
disinnesca nell’opera il gioco stravagante escogitato dalla più
elementare – eppure ricercata, dunque illustre - forma d’arte
manierista toscana. Più che la rappresentazione esaltata del
genio qui par di fatto che sia resa con odiosa obiettività una
presunzione d’ingegno, che gonfia la bravura di un fare
artistico tuttavia anonimo, senza personalità e passione. Ad ogni
modo, al di là d’ogni improvvisata sociologia, l’opera
interessa anche per il fatto che il Bronzino ha dipinto una tavola
in cui la pittura omaggia la scultura, sicché il quadro diviene
il luogo d’incontro tra le due arti, al tempo in cui il
dibattito circa la presunta supremazia dell’una sull’altra era
più che mai infuocato da accanite e dotte dispute tra artisti,
scienziati e letterati. Il Bronzino stesso ci ha lasciato uno
scritto in prosa, una lettera inviata a Benedetto Varchi, nella
quale egli afferma la superiorità della pittura rispetto alla
scultura. Secondo lui, la pittura è superiore alla scultura perché
la voluminosità dei corpi si trova già in natura, mentre la
pittura riesce ad andar oltre il sembiante naturale delle cose, a
riprodurlo in piano. Dilettosa predilezione per l’effetto
illusorio della rappresentazione, come in fondo par confermare
questo ritratto, che è mendace, perché troppo pulite e ben
curate, esili e delicate, appaiono le mani ingioiellate del
giovane per esser quelle di uno scultore che impugna scalpello e
mazzuolo. Con una sola stretta, Michelangelo gliele avrebbe
graffiate. Stesso tempo, ma altro paia di mani-che.
Giuseppe Falanga
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