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- Introduzione
- Bronzino, Ritratto di scultore
- Caravaggio, Canestro di frutta
- Carpaccio, Sogno di Sant'Orsola
- Cézanne, Frutta con gerani
- Dalě, La tentazione di Sant’Antonio
- Edvard Munch, Lurlo
- Giotto, Il Presepe di Greccio
- H.Flandrin, Giovane seduto
- H.Rousseau, La guerra
- Mondrian, L'albero rosso
- J. Millais, Ofelia
- Joan Mirň, Nudo
- Picasso, I saltimbanchi
- Picasso, I saltimbanchi
- W.Turner, La tempesta di neve
- Tiziano, Venere d’Urbino
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Edvard Munch Lurlo
1893, Munchmuseet, Oslo
Per penetrare il senso dellarte di
Edvard Munch si potrebbe citare Ibsen o Strinberg: un filo
rosso lega la tragedia dipinta dal primo a quella simulata
nel teatro norvegese di fine secolo. Lasciata Oslo, il giovane
pittore si reca in Francia e in Germania: è ben presto
attratto dalla pittura di Gauguin, Van Gogh e Toulouse-Lautrec.
Nel 1893 realizza Lurlo, nellanno in cui la mostra
di Berlino apre la via alla stagione del gruppo espressionista
Die Brucke.
Che dire? Angoscia. Perso nelle cose che vede e tocca, luomo
moderno urla la tragica scoperta: il nulla esiste.
Se non esistesse, in quanto nulla, esso sarebbe chimera, fantasia
breve, favola al buio; dal momento che esiste, scoperto in
un istante accecante, dimprovviso, come buco nero che
fagocita il reale, esso può raggelare i sensi, stordire,
dis-perdere: è il male.
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Munch rivela una verità tremenda e nellurlarla,
né al mondo né a se stesso, semplicemente urlandola,
rivela che essa è ovunque. Una verità
non posseduta, non descritta, ma partecipata, vissuta, tantè
che in essa si è coinvolti senza riscatto alcuno di
paradigmi, misure, finzioni.
Luomo è atterrito, angosciato, annichilito. Non
ha volto, non ha sguardo: gli resta lurlo, flebile atto
di resistenza, eco incessante di una presenza svanita. Il
declino delle false certezze è cominciato, Dio muore
e con lui cedono le forze, si spegne il sole. Dallentusiasmo
allo choc: non è più Dio ad abitare luomo,
ma luomo ad abitare il mondo.
Lo chiameremo Io quel misero che urla, isola maledetta
in mezzo a un tutto impazzito, fatto caos, tinto di rosso,
viola, arancio. Laltare della gioia è diventato
un ponte infinito, sospeso sugli inferi. Guai a cadere.
Giuseppe Falanga
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