|
- Gravi incidenti a Battipaglia e nel salentino. Invece di
costruire stabilimenti e macchine si chiudono perfino le aziende storiche che ci
sono già, come la manifattura di tabacchi e lo zuccherificio. Per il paese e'
una tragedia, meta' della popolazione vive su queste due fabbriche, sulle
coltivazioni e sull'indotto; scende in piazza inviperita, blocca ferrovie,
strade e autostrade, dalle 17 alle 22 la citta' e' in mano a tremila
dimostranti, che devastano la stazione, incendiano il municipio, danno fuoco a
duecento auto e poi assediano il commissariato. Lo scontro con le forze
dell'ordine e' drammatico, poi l'assedio dei dimostranti diventa un attacco, e
la polizia perde la testa e spara sulla folla. A notte alta si conclude un
dramma, 200 feriti fra i dimostranti, 100 nella polizia, e una professoressa e
uno studente uccisi. A Roma arriva invece la notizia che ci sono stati
cinquanta morti, e temendo una insurrezione generale tutti sono presi dal
panico; viene subito firmata la riapertura delle due aziende.
11 APRILE- Dopo i gravi incidenti a Battipaglia c'e' uno sciopero
generale, e in molte citta' gli incidenti sono numerosi. A Milano viene compiuto
un attentato alla Borsa, proseguono poi gli incidenti anche durante la notte; il
giorno dopo altri attentati avvengono nella roccaforte del movimento
studentesco, all'Albergo Commercio aperto a tutti gli studenti universitari
provenienti da altre citta' e senza mezzi economici.
25 APRILE. Scoppia una bomba al padiglione della Fiat alla Fiera
Campionaria; sono ferite 6 persone. Mentre alla Stazione Centrale di Milano ne
viene ritrovata una rudimentale inesplosa. La data scelta e l'obiettivo non e'
casuale: 25 aprile!
29 MAGGIO - Come a Battipaglia, e per le stesse ragioni, anche nella
zona napoletana, in undici comuni del casertano, gli operai scendono in
sciopero; la popolazione fa manifestazioni che diventano subito tumulti;
occupano i municipi e gli scontri con le forze dell'ordine provocano decine e
decine di feriti e l'arresto di una quarantina di persone. Il 3 giugno stesse
proteste a Palermo per alcuni giorni con l'occupazione del Municipio, blocchi
stradali, del porto e delle ferrovie. In Sicilia non solo non si incentivava
l'agricoltura, ma si spianavano le fattorie e gli allevamenti modello, si
demolivano moderne latterie, oleifici, si sradicavano stupendi agrumeti a
Catania e a Siracusa, il tutto per far posto alla petrolchimica, ai cementifici,
alla plastica che non sono aziende manifatturiere, e occupano poche maestranze
(fra l'altro scese dal nord).
|