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In località Aversana, lungo Via Noschese, strada che ricalca un’antica via che collegava Paestum a Salernum, sorge una piccola e preziosa chiesetta.
Essa è inglobata all’interno di un complesso di abitazioni rurali la cui costruzione risale al 1600.
La cappella mostra subito al fruitore le sue origini nobili esibendo, sulla cornice del bel portale in pietra locale, uno stemma sormontato da una corona.
Entrando nella chiesa dedicata ai SS. Giuseppe e Fortunato, si può notare come il barocco sia dappertutto, nell’architettura: il soffitto è composto da tre campate ordinate rispetto a due assi che s’incrociano in corrispondenza della campata centrale. Nelle decorazioni : negli affreschi sul soffitto che rappresentano Dio Padre e S.Michele Arcangelo e negli stucchi dell’altare ricchi e sontuosi, tipici delle chiese seicentesche.
Altri elementi che datano la cappella sono le due lapidi, in origini murate all’interno della chiesa e oggi staccate e riposte in un angolo della chiesa, sul pavimento (…e poi perché?…Forse facevano gola a qualche “predone”?).
La prima lapide reca al centro uno stemma , al di sopra di esso un nome:
“GIOSEPPO GENOVES” (Giuseppe Genovese) e, all’estremità opposta, una data: AD 1683.
La seconda lapide è priva di ornamenti, fatto salvo per una semplice croce che sormonta l’iscrizione:
HOC SEPULCRU FIERI FECEBUT IOANNES ET PETRUS IENVENSES DE TERRA OLIBANI ANNO DOMINI
1624.
In passato ornavano la chiesa due preziose tele attribuibili ad un pittore della “Scuola di Pozzuoli”, oggi esposti nella nuova parrocchia della località
Aversana.
All’interno della cappella è conservato un bel confessionale in legno, forse databile agli inizi del nostro secolo.
Le iscrizioni precedentemente citate, invece, si riferiscono a Giovanni, Pietro e Giuseppe Genovese, membri della famiglia che commissionò la cappella.
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Particolare Affresco

Ingresso Chiesetta

Particolare Abside Chiesetta
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Nel 1865, la masseria, e quindi anche la chiesa, divenne di proprietà della famiglia Farina. Nel ‘900 la cappella fu ereditata da Monsignor Fortunato Farina, vescovo di Troia e Foggia che le donò all’Arcivescovo di Salerno.
Oggi, dunque, essa è di proprietà della Curia e, di tanto in tanto, un prete della vicina parrocchia officia la Santa Messa.
Anche se ancora utilizzata, la chiesa rischia l’abbandono e la spoliazione (che è iniziata con l’asportazione dei due dipinti a favore della nuova chiesa).
Quale sarà l’oggetto del prossimo “furto”, le lapidi funerarie o i bei putti che ornano l’altare, qualche paramento sacro o quel delizioso confessionale?
Dal canto nostro crediamo che sia sbagliato decontestualizzare qualsiasi oggetto dal luogo in cui si trovava originariamente, che il nostro patrimonio richieda più sicurezza attraverso, ad esempio, una catalogazione dei beni presenti in contenitori d’arte.
Diciamo grazie alle persone che risiedono ancora vicino quella chiesa, che si sentono parte di quella parrocchia, che hanno quel piccolo gioiello nel cuore e che non permetteranno il “saccheggio” della “loro” ( “nostra”, in realtà) piccola, ma preziosa cappella.
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